Rigidità, latino, comunione in bocca… I coristi che cantavano muovendosi con oscillazioni massime di 90° del corpo sul proprio asse, nemmeno un embrione di danza offertoriale, casule dei vescovi senza un tocco di “moda” africana… Se queste sono le premesse simboliche a un franco dibattito in aula… beh, era meglio risparmiare il prezzo del biglietto per Fiumicino. Ed evitare anche la patetica esibizione di due congas e una chitarra, lì – con tutta evidenza – solo per gentile concessione.
È l’ora di Ratzinger, lo sapevamo. “In necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas” era un principio tenuto per valido, fino a qualche tempo fa, anche nella chiesa cattolica. Non lo è più? Oppure una liturgia vagamente africanizzata non fa parte dell’area dubiis ma di quella necessariis? In tal caso, è allora tutto dogma?
(Sarei felice di essere smentito, soprattutto da chi, fisicamente presente in San Pietro, avesse invece avvertito l’assemblea vibrare).
La foto, ovviamente, non si riferisce al presente Sinodo, ma al primo.

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